Smart working: un’innovazione del modo di lavorare

La pandemia del Covid-19 ha portato all’adozione forzata dello smart working, ossia del lavorare a distanza, per la maggior parte dei lavoratori. Vi siete mai chiesti che impatto possa avere sul benessere psicologico il lavorare da remoto nel lungo periodo?

Infatti è stato appurato che dover passare molte ore davanti allo schermo di un computer, senza interagire, facilita lo sviluppo di stress e disturbi correlati. Ne sono da esempio ansia, depressione e in alcuni casi anche burn out. Quest’ultimo fa riferimento a una situazione di malessere, demotivazione ed esaurimento.

Quali sono i rischi dello smart working?

Quando si parla di smart working, è necessario considerare sia i lati positivi sia quelli negativi. Infatti la comodità risiede nella maggiore facilità di organizzazione delle proprie tempistiche. Invece i lati negativi sono correlati all’assenza di partecipazione alla vita dell’azienda. Questo contribuisce ad aumentare lo stato di ansia e frustrazione del lavoratore.

Proprio per queste ragioni nell’ultimo anno, è emersa la necessità di elaborare programmi di formazione che aiutino sia i datori di lavoro sia i lavoratori a sviluppare tutte quelle capacità indispensabili per affrontare le sfide del prossimo futuro.

L’obiettivo infatti sarebbe proprio quello di un miglioramento nella gestione dello stress, la resilienza, la flessibilità e l’adattabilità.

Come si fa a godere dei lati positivi dello smart working? Innanzitutto è importante programmare la propria giornata e il proprio lavoro. E’ importante darsi delle regole fisse anche rispettando la classica “pausa caffè”.

Inoltre, fondamentale per non lasciarsi abbattere dalla monotonia, è riuscire a trovare del tempo da dedicare a sè stessi e ai nostri cari.

E’ importante mantenere le proprie abitudini?

Uno studio pubblicato sul Medical Journal of Australia ha messo in evidenza i potenziali effetti negativi che comporta il lavorare in pigiama.

Infatti la semplice azione del vestirsi la mattina, può contribuire in parte a proteggere dai potenziali effetti delle restrizioni proprio per cercare di mantenere il più possibile il concetto di normalità.

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Quali possono essere altri fattori negativi dello smart working?

E’ noto a tutti che i cambiamenti nella routine quotidiana possono incidere notevolmente sul benessere dei dipendenti. Ma purtroppo non è finita qui! Vi sono altri aspetti però che possono rappresentare fattori di rischio per ansia e stress. 

La gestione dei dipendenti da remoto comporta necessariamente un maggior carico di lavoro per i dirigenti a causa di chiamate e riunioni individuali necessarie per gestire le attività da remoto.

Quindi è essenziale definire obiettivi, aspettative e scadenze.

Per cercare di godere dei benefici derivanti dalle interazioni sociali, risulta importante cercare di mantenere un “contatto”. Come? Per esempio attraverso videoconferenze che aiutano a recuperare, almeno un minimo, il valore delle espressioni facciali e il linguaggio del corpo.

Inoltre lo smartworking può causare un sovraccarico tecnologico definito technostress.

Tale tipologia di stress può comportare disturbi come ansia, pensieri negativi e ossessivi, perdita di qualità del sonno, agendo inoltre come fattore destabilizzante per il benessere.

Un altro aspetto che è possibile richiamare è il monitoraggio dei dipendenti che lavorano da casa tramite appositi strumenti che consentono al datore di lavoro di tenere sotto controllo aspetti come le presenze, il numero di ore di lavoro, ma anche le attività svolte al computer.

Anche questa tipologia di controlli ovviamente contribuiscono ad aumentare i livelli di stress dei lavoratori.

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